martedì 25 dicembre 2012

AUGURI A TUTTI DI BUONE FESTE DA INSIEME PER LA CULTURA!!!!!



Un abete speciale
Quest’anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno
all’altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo
resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato.

(Filastrocca di Natale di Gianni Rodari, da “Filastrocche in cielo e in terra”)

domenica 16 dicembre 2012

ultimi appuntamenti del cartellone autunnale

Siamo agli ultimi appuntamenti del cartellone Autunnale di Insieme per La Cultura...proseguiamo con l'inverno!
ma intanto...rimane l'ultima domenica in musica a San Martino con Associazione Madamadorè e AgendaProduzioni!!! vi aggiorniamo presto sulla data,

le domeniche in musica sono per grandi e soprattuto piccini! vi aspettiamo!

sabato 15 dicembre 2012

le favole di G.P, nuove storie celebri per tutti!!!

Vaga GP per campi e piccole colline;
non teme boschi, neve, pioggia, nebbia e tanto meno gli gnomi che imperversano numerosi nelle zone più riservate dei nostri boschi.
Gli adulti non ci credono, ma provate ad andare in un castagneto e certamente troverete ricci in abbondanza. Alcuni sono ancora colmi, ma altri giacciono lì, abbandonati, soli, soletti, ma inesorabilmente vuoti; privati del loro frutto che hanno così ben difeso fino a quel momen- to. Sapete dove è andato a fini- re quel frutto?
Già. Proprio loro: gli gnomi del bosco. Sono divoratori, golosissimi di castagne: mangiano la polpa e con il guscio fanno pavimenti. Talvolta fanno pavi- menti con i ricci pressati ... dicono che sia per grattarsi i piedi. Alcuni di loro si rivoltano sul pavimento di ricci pressati ... dicono che siano gnomi fachiri. Ebbene GP è stato nei boschi e ci ha mandato un racconto. E’ dedicato ai bambini del Madagascar, i bambini malgasci; una breve favola, ma ...
Il topo e il cacciatore
Molti anni or sono, quando ancora i continenti erano assemblati tra loro e forse esisteva un unico continente ... No! E’ una storia troppo vecchia. Nessuno può ricordare e tutti noi non sapremmo quale morale ricevere: troppo vecchio, troppo antico. Però molti anni dopo i continenti si staccarono e decisero di collocarsi come oggi li vediamo e tra l’India e l’Africa rimase un grande pezzo di terra, un’isola che tutti direbbero africana, ma che al suo interno riporta tante presenze che la fanno sembrare terra d’Asia: quell’isola si chiama
Madagascar e malgasci sono i suoi abitanti. Ora in quell’isola, in un piccolo paese dell’interno alcune famiglie malgasce avevano costruito un villaggio dove si svolgeva una vita abbastanza tranquilla e i bambini erano giocosi, piccole birbe come qui da noi, perché all’origine della vita non c’è distinzione tra i bambini: parlano lo stesso linguaggio.
Ebbene tre “birichini” autentici erano soliti giocare assieme, divertirsi e fare dispetti e scherzetti, ma più di loro si divertivano i lemuri. Già! Se qui da noi i bambini hanno a che fare con gatti e cani e con loro giocano, in quel villaggio i bambini giocavano con i lemuri che a differenza dei cani e dei gatti sapevano far dispetti.
Erano animaletti costantemente alla ricerca di cibo e non si poteva lasciare i bambini da soli a mangiare perché certamente una parte del cibo non veniva consumata da loro, mentre nella zona talvolta si vedevano sugli alberi dei lemuri sovrappeso. I lemuri però non
avevano il dono della parola e avrebbero voluto dire che tra i tre bambini ce n’era uno che appariva più paffuto degli altri e che d’abitudine, ancora con la bocca piena, accusava i poveri lemuri di una colpa che era loro solo in parte.
Non potendo dare la colpa ai soli lemuri – che peraltro sem- bravano bruciare molto bene le calorie che ingurgitavano – il paffutello decise di coinvolgere un altro animaletto e un bel giorno fece trangugiare un intero panino al povero ... camaleonte?!
Era una sorta di lucertolona che aveva l’abilità di fuggire da tanti animali predatori, proprio per la sua agilità, ma che improvvisamente si ritrovò con una pancia particolarmente sviluppata e constatò anche di muoversi con difficoltà. I lemuri lo guardavano con ironia, la famosa ironia dei lemuri che è bene conoscere per chi va in visita nel Madagascar e che altrimenti rischia di farti fare brutte figure. Il camaleonte non era preoccupato per i lemuri, ma per gli uccelli che dall’alto lo avrebbero potuto indi- viduare con facilità. Tentò di nascondersi tra l’ilarità dei lemuri: “Stai tranqui!o ...” gli dicevano: “... nessuno ti darà la caccia, pesi troppo.”
E ... ridevano o per lo meno emettevano strani suoni che qualcuno avrebbe potuto riconoscere come risa. Il camaleonte era di poche parole e sapeva adottare la flemma e l’arguzia di nascondersi mimetizzandosi tra le foglie della foresta che delimitava il villaggio. Ma a quel bambino doveva dare una lezione. E perché no! Anche ai lemuri si poteva fare uno scherzetto. Fu così che con tranquillità, una notte, rosicchiò e sfilacciò le liane circostanti e al mattino quando i lemuri si staccarono dagli alberi e si attaccarono alle liane, queste non li sostennero e i lemuri caddero con tonfi e goffe planate a terra. Il camaleonte grasso li vide cadere e sottolineò:
“State tranquilli ... per non cadere è sufficiente mangiar meno: così pesate troppo.”
Il camaleonte però capì che nella foresta c’erano dei pericoli e che i bambini e i lemuri dovevano comprendere che lo scherzo poteva spingersi fino ad un certo punto, per cui un giorno li chiamò a raccolta e raccontò loro una storia di un suo antico avo che era vissuto nel continente: in Mozambico. “Molti anni or sono un cacciatore aveva l’abitudine di intrappolare le sue prede scavando buche e si faceva aiutare da una scimmia. Era una tecnica raffinata: la preda si avvicinava alla buca e la scim- mia usciva a!’improvviso dal suo nascondiglio, spaventandola e facendole perdere l’equilibrio. Un giorno il  Leone si avvicinò al cac- ciatore e chiese cosa stesse facendo. Il cacciatore gli spiegò che per vivere doveva cacciare e che aveva inventato quel modo di cacciare. A quel punto il leone disse che quelli erano i suoi terreni e che la prima preda sarebbe appartenuta al cacciatore, ma la seconda sarebbe stata sua. Il cacciatore e la scimmia accettarono l’accordo. Così quando una gazzella cadde nella buca il cacciatore se ne appropriò e disse al leone che la volta successiva la preda sarebbe stata sua.
Caso volle che la scimmia amasse giocare e fare scherzi assieme al bambino del cacciatore e un giorno, in prossimità di una buca non s’avvidero di due leoncini che giocando li colpirono e fecero cadere all’interno. Il cacciatore – non vedendo rientrare il figliolo e la scimmia – decise di andare a cercarli e quando li trovò il leone gli disse che que!e erano le sue prede. Il cacciatore implorò il leone e cercò di fargli capire che non erano prede quelle ... prede, ma suo figlio e la sua scimmia. N on ci fu verso. Il leone fu irremovibile e vo!e que!o che gli apparteneva.
In quel momento il mio antenato camaleonte passò per quei luoghi e chiese cosa stava avvenendo.
Messo al corrente della storia si rivolse al cacciatore che disperato rientrò a casa lasciando il figlio e la scimmia al leone. Il camaleonte aiutò il leone a far uscire le due prede, poi fingendosi curioso gli chiese come avessero fatto a prendere le prede. Il leone fece vedere la tecnica del cacciatore e si avvicinò al bordo della buca e il camaleonte, aiutato dal bambino e dalla scimmia lo fecero cadere dentro.
Il camaleonte andò a chiamare il cacciatore, dicendogli che la terza preda era caduta in una buca ed era di sua proprietà.”
La storia continua in modo cruento, ma il camaleonte dalla pancia piena si rivolse ai bambini e ai lemuri e disse: “Il leone e il cacciatore capirono che la foresta è piena di pericoli e che i problemi si risolvono meglio assieme e fu da a!ora che il leone, il cacciatore e la scimmia collaborarono e si rispettarono e fu da allora che il saggio e furbo camaleonte raccontò storie e fiabe ai piccoli leoni, alle piccole scimmie e ai bambini.”

G.P. 

Liberamente tratta dall’autore da: Il topo e il cacciatore in Fiabe e miti dal mondo, Chingula e altre storie, Edizioni Dell’Arco, Bologna, 2004




giovedì 11 ottobre 2012

... per la cultura a ottobre

5 ottobre-ore 14,30 I venerdì dell’arte I (Sala Consigliare: Umanesimo. Spi-Cgil)

7 ottobre-ore 10,00 Apertura scuola musicale (Madamadoré)

12 ottobre-ore 14,30 I venerdì dell’arte II (Pinacoteca di Bologna. Spi-Cgil)

16.17.19 ottobre-ore 13-15 Stage percussione (Auditorium: Istituto Comprensivo)

19 ottobre-ore 14,30 I venerdì dell’arte III (Sala consigliare: Il manierismo e i Carracci. Spi-Cgil)

20 ottobre-ore 21,00 Teatro: Ettore Majorana (Auditorium: Panta Rei. Spi-Cgil)

23.25.26 ottobre-ore 13-15 Stage percussione (Auditorium: Istituto Comprensivo)

26 ottobre-14,30 I venerdì dell’arte IV (Oratorio Santa Cecilia, poi Palazzo Poggi: Le raccolte scientifiche. Spi-Cgil)

27 ottobre-ore 21,00 Teatro: La strana storia di Giorgina e cugine (Auditorium: I Roncati. Spi-Cgil)

28 ottobre-ore 16,00 Musiche in centro: Zucche, streghe e gatti neri (Sala della Consulta di Loghetto. Ass. Madamadoré)

CULTURE ATTORNO: Memorie, tradizioni ed etnie

Vero è che la cultura nella normalità dei casi ingenera certezze, consapevolezza dei fenomeni che ci attorniano, ma soprattutto capacità di risolvere problemi che fanno parte della nostra vita quotidiana. Altre volte ingenera invece tensione, incertezza, dubbio e perfino reazioni violente: la storia ci insegna che la violenza alla cultura corrisponde spesso a violenza alla persona.
Non ci è nuova la domanda che ci è giunta con la prima proposta di Insieme per la cultura, domanda che non era interlocutoria, ma è servita a chi voleva arrecare violenza: “ ... ma che cos’è poi questa cultura?” Abbiamo rispettosamente ascoltato e senza nulla rivendicare ci siamo alacremente messi al lavoro perché se tra le righe l’interlocuzione aveva una radice violenta, alla base c’era invece una richiesta di spazio: spazio culturale che ad alcune persone era giunto e spazio culturale che ad altre era interdetto. Forse noi non abbiamo saputo cogliere questo aspetto e forse stiamo emarginando anziché coinvolgere quelle persone.
La cultura è di tutti, ma non è per tutti perché ognuno di noi vi accede per gli aspetti che lo coinvolgono; per cui la cultura che rimane, cioè quella di cui non si avvale (per sua estrazione sociale e culturale) e quella a cui non vuole accedere è raggiungibile anche per lui, ma per sua scelta, non per obbligo o dovere. Ecco a mio avviso capita che quando lavoriamo ... insieme per la cultura si rischi di voler raccogliere consensi da chi non li vuole dare e si perda di vista invece quella cultura che appartiene ad altri (che poco conosciamo) oppure che scelgono per un interesse che è diverso dal nostro.
La teoria può sembrare complessa, ma in pratica se io non capisco l’importanza della cultura contadi- na in un contesto agreste difficilmente posso capire quali sono gli interessi culturali che un contadi- no di una data realtà richiede e rischio di proporgli di partecipare ad iniziative culturali che fanno parte del mio interesse e non del suo.
In buona sostanza perché un giovane che ha difficoltà di inserimento sociale dovrebbe avvicinarsi al mio mondo culturale? Perché sono un esempio di chi, in quel modo sta meglio? E’ molto probabile che la reazione sia proprio di ulteriore emarginazione. Mi rimane allora un’affermazione:
“H o bisogno di capire perché lui sta facendo delle scelte che lo isolano e gli creano disagio sociale e le proposte che gli faccio debbono rispondere al quel disagio.”
Ma questo non è un suo problema: il soggetto infatti sono io; l’analisi logica dice: “ho bisogno ...”, e chiede, “chi ha bisogno?” Io! Quindi ora il problema è mio. La conclusione di questa introduzione é che se “io” faccio una proposta culturale, perché abbia riscontro sociale debbo esser certo che corrisponda all’interesse della comunità o della stratificazione sociale a cui mi rivolgo, per cui se la domanda “ma cosa sarà poi questa cultura?” è rivolta anche con rivendicazione o con disappunto o addirittura con violenza, allora vuol dire che il soggetto, cioè “io” ha sottovalutato qualche passaggio.
Con Insieme per la cultura ci stiamo addentrando anche in aspetti di questo tipo, non facili da risol- versi. Se ne volessimo dare interpretazioni teoriche, certa-
mente ci sarebbero obiezioni, ma noi ci siamo addentrati in una fase che è pratica, perché Monte San Pietro ha sue prerogative e particolarità, perché è formato da cittadini che esprimono pareri e modi di vivere, quindi una quotidianità molto ben delineata.
Questa è la nostra cultura, quindi la provocazione che ci è stata rivolta “ ... ma che cos’è poi questa cultura?” ora mi pare più chiara e risponderei alla domanda ponendomi un’altra domanda, un poco più definita, non per rivendicare, ma per riflettere e cercare nuovi stimoli su cui costruire proposte ... culturali. Direi dunque: “... ma che cos’è questa nostra cultura?”
Perché questa nostra cultura la viviamo quotidianamente e quando mi è stata fatta la prima domanda mi sono accorto che credevo di avere elementi sufficienti per valutarla e che invece gli elementi a disposizione potevano essere insufficienti. Approfondiamo quindi questa nostra cultura.
Il complesso dell’Abbazia della Badia è recuperato architettonicamente e di anno in anno l’amministrazione comunale sta portandolo agli antichi fasti, mettendo a norma tutta la struttura. Nel frattempo l’Abbazia si è arricchita di iniziative (concer- ti, esposizioni e varie proposte), ma anche di un’esposizione permanente degli utensili della vita contadina che ha caratterizzato queste terre agrarie dal medioevo fino al secondo dopoguerra. Chi come me negli ultimi trent’anni è venuto dalla città porta con sé la propria cultura che interagisce con quella locale, ma quella locale è presente attorno a noi, assieme al nuovo innesto urbano e se noi abbiamo modificato il presente, quello è il nostro passato.
La nostra grande storia non fa parte direttamente di Federico II, né del Re Sole e vive la II guerra mondiale solo marginalmente, toccata da quella violenza, ma meno devastata dai bombarda- menti, ma la nostra grande storia fa parte di quel mondo contadino che le sofferenze le ha passate, spesso costretto dalla fame a sofferenze estreme.
L’Abbazia serve per dare memoria non ricordi a quella grande storia e ad evidenziare la cultura di quel mondo che è stato di sofferenze: una grande cultura fatta da uomini che dovevano ogni giorno combat- tere la fame e sappiamo che è il fronte più arduo. Non è retorica, perché l’Abbazia non è retorica, è invece impegno di una comunità; non è retorica perché quando nostri concittadini come Gilberto Sanmartini riportano la voce della loro madre Ortensia in un libro toccante che ci racconta quelle asperità della vita, quella lotta quotidiana contro la fame e ci dice infine che tutto ciò è terminato solo negli anni Cinquanta, non è retorica, perché quelle memorie (non ricordi) sono temporalmente troppo vicine a noi. Non è retorica quando altri cittadini come quelli che frequentano l’associazione della Furlana recuperano luoghi, usanze, tradizioni del nostro territorio.
Quelle memorie sono la grande storia della comunità di Monte San Pietro e allora il complesso dell’Abbazia dedicato agli utensili della comunità a cui ha appartenuto Ortensia fa parte della nostra cultura e credo che ben si faccia a partire da lì e credo che attorno a quella cultura si possa tanto lavorare, che si possa parlare delle tradizioni culturali sia quelle passate, sia quelle che oggi affian- cano e si appropriano contaminando e interagendo col passato, perché l’integrazione sul territorio è un momento che viviamo tutti nel momento in cui dialoghiamo con la cultura che ci ha preceduto: non è solo un problema di etnie è proprio un problema mio e sono autenticamente bolognese per nascita e per ... cultura.

gianpaolo salbego

VOCI NEL TERRITORIO: CONOSCERCI, COLLABORARE, ASSIEME

Giungono voci dal territorio.
Riassumiamole.

1^ voce da Monte San Giovanni.
“il nostro concerto d'organo è inserito nella rassegna di CORTI, CHIESE E CORTILI. E’ un organo CIPRI del 1500, uno dei più vecchi della regione e credo il più vecchio della provincia. R estaurato nel 1991 sotto la guida di Giorgio Piombini (l’organaro è T ollari), ha un’ottava tronca sia su"’ultima parte della tastiera che su tutta la piccola pedaliera. Crescente di un semitono circa, non completamente temperato. H a un suono meraviglioso, ..., ed è stato suonato da fior fior di professioni- sti, in tutti questi anni. Sai quanta gente del paese c’è, ogni anno, ad assistere al concerto? N on arrivano a 10. P er il resto, tutta gente di fuori.”

2^ voce. Numerose dalle frazioni, relativamente al terremoto. Ne riportiamo una per tutte:
“Guardiamo l’affluenza che c’è stata a questo meraviglioso evento per i terremotati... ( M usik Against Earthquake, ndr) siamo riusciti a raccogliere una cifra galattica, ..., ma l’affluenza è stata poca... A me sinceramente viene il nervoso, ma capisco che non è costruttivo e quindi dobbiamo guardare avanti.”

3^ voce: non solo cultura.
“P er quanto riguarda le novità e le iniziative un po’ alternative, sempre a"’interno del paese: è stato aperto prima un negozio di alimenti naturali, poi una pastic- ceria biologica, entrambi poi
miseramente chiusi perché non riuscivano a starci con i guadagni ...
E’ un paese piuttosto chiuso il nostro, se si pensa che la Pro Loco non è neanche venuta a fare gli
stand gastronomici a Musik against earthquake...”

4^ voce: indirizzata alla Pro Loco.
“Anche per il mercatino delle erbe, ... gli artisti del territorio non sono quasi considerati dagli orga- nizzatori e malgrado si facciano proposte tutti gli anni, anche di qualità, non si ricevono risposte, né si riscontrano iniziative alternative a quelle proposte: il nulla.”


Proviamo a dire il nostro parere.
Comprendo il disappunto delle varie voci circa la situa- zione a Monte San Pietro, ma Insieme per la cultura nasce proprio per questo: è vero che le iniziative risultano molte, ma è anche vero che gran parte dei cittadini sono poco in tensione culturalmente. L’analisi più ovvia è quella di rilevare che a Monte San Pietro si riscontra la realtà italiana: si monetizza tutto, tutto deve essere profitto e non ci si accorge che la quali- tà della nostra vita passa attra- verso altri canali, molto più semplici e significativi perché fanno parte della nostra quoti- dianità. La cultura e l’identità culturale di ognuno di noi è uno di questi canali.
Ora il nostro compito, a mio avviso, non è quello di rivendicare, ma principalmente di far comprendere come la cultura di ogni individuo sia importante.
Un esempio: il nostro concittadino Sanmartini
(pittore) lo conosciamo come artista, ma lo valutiamo con un ruolo più importante che è quello dell’artista che è tra noi. Sanmartini infatti vive tra noi, comunica a tutti la sua tensione creativa e ci racconta anche la storia di sua madre che ha vissuto da contadina a Monte San Pietro. Ci porta indietro di quasi 100 anni e fa un percorso che nessun Michelangelo o Pozzati potrebbe fare: Sanmar- tini fa parte della nostra realtà e della qualità di vita che vo- gliamo raggiungere.
Sono convinto che nessuno di noi sappia quanto è incisiva la propria presenza culturale e, con ogni probabilità, intuiamo solo in parte il problema gene- rale della cultura, ma su quello specifico, su quello quotidiano ognuno di noi è maestro e dà lezioni agli altri.
Così ciascuno di noi po- trebbe essere un bell’esempio di cultura sul territorio. Potrei citare decine di personaggi di questo tipo attorno a noi, ma sono al momento tutti indivi- dui isolati.

1. Ecco il primo obiettivo: dobbiamo conoscerci, ognuno di noi deve rilevare la cultura che gli sta attorno e metterla in evidenza: la sua cultura prima di tutto. Guardare meno TV e uscire per stare assieme agli altri ha questo significato: assieme si cresce, poi forse ci si diverte anche, ma questo è un pro- blema personale.
Insieme per la cultura nasce per questo e la newsletter è uno strumento di conoscenza. Sia- mo sulla strada buona, ma io che sono attento e politica- mente motivato, non conosce- vo fino a poco fa Alessandra De Maria (cantante), né Modoni (pianista), né Sanmartini (pittore), né Anna Chiari (responsabile sindacale), gli insegnanti di musica dell’Istituto comprensivo e conoscevo solo marginalmente i miei amministratori locali, né conoscevo tanti altri che fanno spessore culturale attorno a me e da “uomo di cultura” avevo capito questo, ma non sapevo come individuare dove erano gli altri. Queste riflessioni a chi le avrei potute scrivere 6 mesi fa, qui a Monte San Pietro?

2. Siamo sulla strada buona ed è bene continuare. Ma abbiamo anche un secondo obiettivo: ho riscontrato che il nostro potenziale associativo e aggregativo è forte a Monte San Pietro, ma non è abituato a collaborare. Ho pensato che l’attivazione dei settori - all’in- terno di Insieme per la cultura - avrebbe potuto avviare la collaborazione tra i soggetti diversi, ma avrebbe richiesto sostentamenti che al momento non ci sono, per cui ritengo che il nostro secondo passo debba essere quello di far uscire le associazioni e le aggregazioni sociali dal loro habitat e osser- vare gli altri.
Altro esempio: perché i 5/6 cori presenti a Monte San Pietro non si ascoltano? Immaginiamo una rassegna dei nostri cori: in ogni serata 1 coro e in platea, pubblico, famigliari e gli altri cori che ascoltano? Si arriva a centinaia di persone, ma non è il numero che conta il messaggio culturale dei cori che conta: aggreghiamo persone e ... le incuriosiamo a punto tale che vogliono ascoltare, partecipare per confrontarsi o perché interes- sati ad altri repertori ecc. Questo vale anche per gli altri settori, arte, jazz, rock e anche il teatro che stiamo proponen- do nel cartellone di questo trimestre. Ogni settore ha una sua anima, bisogna che la analizziamo, che la compren- diamo nelle sue intimità e che - rispettando quelle intimità - si cresca anche collaborando.

3. A mio avviso c’è anche un terzo elemento su cui riflettere. I corsi di calcio sono pieni di iscrizioni e la nostra istituzione amministrativa ha investito miliardi di lire per costruire un palazzetto dello sport e diversi campi di calcio in tutto il paese. Giustamente. E’ un calcio popolare a cui si mira, non certo quello del grande system, per questo ha un valore aggregativo importante sul quale bisogna investire. E’ un calcio popolare che coinvolge i nostri giovani.
Sono però convinto che se le amministrazioni avessero la possibilità di investire allo stesso modo in altre iniziative aggregative, otterremmo immediati risultati. Chiame- remmo gente da ogni dove e certamente anche da Monte San Pietro. Viene da dire: ma è un’ovvietà!
Che cosa? Che si investano miliardi di lire nello sport e poco in altre iniziative aggregative? No! Non è un’ovvietà è invece un dato di fatto: la nostra cultura in terra italica è questa.
Il calcio aggrega? Proviamo ad andare a vedere le palestre di Iesi, e di Livorno e ci accorgiamo che sono piene di schermidori, che poi sbaragliano alle Olimpiadi. Nessuna ovvietà: bensì sono scelte.
Questo però lo sanno anche alcuni dei nostri
amministratori e quando vedono che cittadini come noi si muovono allora si alleano e discutono le iniziative: anche questo sta maturando bene.
Ecco il terzo obiettivo: occorre investire in cultura, ma la cultura non ha bisogno di palazzetti de"o sport, perché in gran parte ci sono già a Monte San Pietro. Abbiamo bisogno di fare una ricognizione degli spazi esistenti e di mettere le proprietà diverse in contatto con iniziative culturali e non solo e che siano appetibili e coinvolgenti.
Il nostro Comune è attento, ma occorre coinvolgere i privati, le parrocchie (che svolgono una notevole e qualificata attività aggregativa), la Pro Loco, i Circoli Arci ecc., occorre far crescere tutto questo potenziale che già esiste, anche in una dimensione culturale, far comprendere che non esistono muri tra chi fa attività sportiva, intratte- nimento, politica, assistenza, ma invece che tutto questo è proprio la cultura di Monte San Pietro: quello che sappiamo organizzare, difendere, promuovere.
Il nostro compito non è finito, anzi è appena iniziato: impariamo a dialogare con le persone giuste e stimoliamoci a vicenda con idee.
Chi ha costruito Insieme per la cultura non lo ha fatto per caso: ci siamo cercati e stiamo cercando altri. L’uomo ha costruito anche così la sua sto- ria: dal basso. Non solo storia di grandi eventi, ma piccole storie messe assieme perché questa è la nostra storia, ed è tutt’altro che retorica.

PERSONAGGI. INTERVISTA A ... STEFANO RIZZOLI SINDACO DEL COMUNE DI MONTE SAN PIETRO

A. Le recenti elezioni amministrative hanno visto il grande successo del Movimento 5 Stelle anche in Emilia-Romagna e nella provincia di Bologna. P arallelamente l’astensionismo ha toccato livelli altissimi, segnale chiarissimo e preoccupante da non sottovalutare.
Qual è il rapporto con il Gruppo consiliare 5 Stelle nel nostro Comune?

R. Godono di un grosso traino dalla politica nazionale, nel nostro Comune non hanno grossi motivi di differenziarsi da quello che facciamo noi.
Il rapporto con il Gruppo 5 stelle non è cattivo, votano quasi sempre le nostre proposte, la loro impostazione politica coincide spesso con quella della maggioranza. Hanno un atteggiamento spontaneistico e un po’ semplicistico rispetto ai problemi e tendono ad attribuirsi meriti rispetto ai progetti che realizza l’Amministrazione comunale e spesso sono assenti.
Per contrastarli dovremmo usare internet come fanno loro, ma la rete è incontrollabile, girano notizie false, inverosimili e rispondere in maniera documentata, ufficiale è complicato, il Comune non riesce a farlo. Stiamo pensando di attivare la comunicazione in rete come gruppo di maggioranza.

A. Secondo lei quali atti sono necessari e soprattutto prioritari per rispondere al meglio a questa richiesta di cambiamento dei cittadini?

R. Cerchiamo di fare sempre meglio, nonostante la grave situazione economica. Per quanto riguarda gli interventi più recenti possiamo ricordare l’apertura del Centro civico a San Martino, la realizzazione della pista ciclabile in località Venezia e faremo le fognature a San Lorenzo in Collina.

A. La crisi economica e le “nuove povertà” nel nostro comune: quali sono i dati del disagio?    Come si riesce a rispondere a queste richieste di aiuto?

R.Abbiamo nel nostro comune molti casi di famiglie in difficoltà.
Drammatico secondo il mio punto di vista è il calo delle iscrizioni al nido, abbiamo dovuto chiudere una sezione e siamo passati da 86 a 62 richieste di iscrizioni.
C’è sicuramente un calo di popolazione - in quattro anni i bambini in età da nido sono calati del 28% - ma dobbiamo pensare che la crisi va avanti dal 2008. I costi del nido sono proporzionati al reddito (la retta va da 80 a 600 euro al mese, mentre il Comune spende 850 euro per ogni bambino), ma ci sono tanti lavoratori in cassa integrazione, licenziati e le famiglie cercano di ridurre le spese, dove è possibile si ricorre all’aiuto dei nonni.
I dati purtroppo ci danno questa lettura della situazione a Monte San Pietro: ci sono circa 30 famiglie che usano last minute market, non riuscirebbero altrimenti a mangiare.
Abbiamo avuto inoltre un aumento drammatico delle richieste di edilizia residenziale sociale: avevamo 58 domande nell’aprile 2010, oggi sono 117 e avremo probabilmente 10 alloggi Acer pronti in autunno in località Oca. Quando sono stati programmati questi interventi edilizi avevamo circa 40 domande da soddisfare, oggi siamo davvero in difficoltà, riusciremo a soddisfare solo il 10% delle richieste.
Abbiamo provato a proporre il canone di affitto concordato, ma i prezzi erano troppo alti, quasi di mercato e i proprietari chiedevano una fidejussione di garanzia che ovviamente i cittadini non riuscivano ad ottenere dallebanche. Non ci sono state richieste e abbiamo dovuto rinunciare a questa convenzione.
Sul versante tariffe, le richieste di riduzione sono passate in due anni da 101 a 137, mentre le richieste di esonero sono rimaste praticamente uguali.
Abbiamo avuto quasi il 200% di aumento di domande di contributi economici; nel bilancio 2012 abbiamo creato un fondo anti- crisi di 5mila euro, poi vedremo se aumentarlo.
I dati sono preoccupanti, sicuramente meno drammatici rispetto ad altre realtà, probabilmente perché abbiamo un minor numero di extracomunitari, che sono i cittadini più in difficoltà, che non possono avere aiuti dalle famiglie e sono sostanzialmente soli a far fronte alla crisi.

A. Qual è il coinvolgimento del volontariato e dell’associazionismo?

R. Nel nostro comune è molto forte. L’Auser ha un ruolo molto importante, si rivolge soprattutto agli anziani; desidero ricordare anche lo Spi, il Circolo 2001, l’Avis.
l
A. Quali sono le attività sociali che riusciamo a sostenere con il 5 per mi"e destinato al nostro Comune?

R. I nostri cittadini sono molto sensibili e ci sostengono, su questo fronte di entrate abbiamo una buona risposta.
Non abbiamo attivato un progetto specifico, queste entrate confluiscono nel capitolo dei servizi sociali.

A. Il terremoto in Emilia-Romagna. Come hanno contribuito i cittadini del nostro comune?

R. I cittadini di Monte San Pietro sono stati molto generosi, hanno risposto numerosissimi ai nostri appelli di richiesta di materiali e desidero ringraziarli di cuore.
Come si può vedere dalle notizie pubblicate nel sito del Comune, “... è stato possibile aiutare concretamente i seguenti campi di protezione civile e/o autogestiti da&e popolazioni stesse: Crevalcore e Sant’Agata Bolognese in provincia di Bologna; Gave&o, San Martino (Campo 1 e 4), San Possidonio, Concordia, Cavezzo e Rovereto, in    provincia di Modena; Punto raccolta Animali
Terremotati. Il materiale raccolto è stato consegnato personalmente da&a Polizia Municipale, unitamente ad una Volontaria civile, nei suddetti campi ed è stato proprio visitando i luoghi epicentro del sisma e parlando con i residenti così duramente colpiti, che abbiamo potuto appurare che l’emergenza, purtroppo, continua ...” (n.d.r.)

A. L’impressione che si ricava rispetto alla scuola pare positiva per quanto attiene ai servizi che eroga il Comune, per quanto attiene alla partecipazione dei cittadini e anche per la proiezione de"a scuola sul territorio. Insomma, malgrado le palesi difficoltà finanziarie, Comune, cittadini e scuola pare vogliano reagire con le risorse locali. Cosa si auspica per il prossimo futuro? Ed ancora: è possi- bile o necessario fare qualcosa di forte assieme?

R. Sulla scuola abbiamo investito tantissimo e ancora oggi siamo impegnati per gli adeguamenti antisismici dove è necessario (Amola, materna e nido).
Abbiamo dovuto negli ultimi anni diminuire il contributo all’Istituto comprensivo per il miglioramento dell’offerta formativa per problemi di bilancio, ma direi che sul versante dei servizi scolastici c’è abbastanza soddisfazione.
Ci sono state polemiche quando abbiamo dovuto aumentare le rette per la mensa scolastica, ma purtroppo è stato un provvedimento indispensabile. Occorre tener conto che si utilizzano solo cibi biologici, che vi è un controllo assoluto sulla qualità e su tutto il processo, che sono aumentate le spese di distribuzione. Inoltre, l’allestimento e la pulizia della mensa in passato era una mansione svolta dai bidelli comunali, oggi con i bidelli statali questo servizio ha un costo aggiuntivo.
Il Comune ha costituto un gruppo di lavoro e con la partecipazione dei genitori abbiamo valutato quali erano le misure da adottare per ridurre i costi e si è deciso di passare al self service.
Inoltre quest’anno siamo riusciti a non aumentare le tariffe dell’Istat come previsto dal contratto, nonostante l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e del trasporto.
Complessivamente si può riscontrare una buona tenuta dei servizi, ma è evidente che si può sempre fare di più.

A. Il nostro progetto Insieme per la cultura: quali sono le impressioni e le indicazioni dell’Ammi- nistrazione comunale?

R. Ho apprezzato molto il lavoro che avete svolto in questi mesi e sono stato piacevolmente colpito della partecipazione dei nostri cittadini alle vostre numerose attività.
Mi piacerebbe molto che venissero valorizzati gli artisti del nostro territorio, abbiamo delle potenzialità veramente interessanti.

A. La ringrazio davvero dell’attenzione e del sostegno che l’Amministrazione comunale ha voluto dedicare al nostro progetto. Abbiamo de"e idee per coinvolgere gli artisti di Monte San Pietro, ci stiamo lavorando...

(Giugno 2012. Mirella Allori per Insieme per la cultura)

LE ASSOCIAZIONI E I SETTORI DI LAVORO del CALENDARIO AUTUNNALE

Calendario ricco di iniziative quello d’autunno a Monte San Pietro. Iniziative anche coraggiose perché alla normale attività delle associazioni si aggiungono nuove proposte culturali dello SPI- CGIL che lavora su diversi fronti: arte, teatro, didattica, formazione. A ciò si aggiunge la program- mazione coordinata da una convenzione ufficiale tra Conservatorio di musica G.B. Martini di Bologna e il nostro Comune e alcune attività nelle sedi delle consulte.
La proposta si allarga, è coraggiosamente ricca e la scommessa è vedere se corrisponderà agli interessi dei cittadini di Monte San Pietro. Vediamo il dettaglio.


Passione per la musica dal vivo. L’associazione si è caratterizzata inizialmente per l’interesse dichiarato verso il jazz. PPM continua nel jazz con appuntamenti mensili tra i quali emerge l’importante concerto di novembre in collaborazione col Bologna Jazz Festival, ospite nel nostro auditorium della scuola media un gruppo importante del panorama jazzistico italiano: Andrea F errario Quartet con Andrea Ferrario (sax tenore), Mauro Ga"o (pianoforte), Giannicola Spezzigu (contrabbasso), di cui abbiamo recensito l’ultimo cd uscito “The Mask” nel numero 3 di maggio e che - nota di colore - vede la presenza di un nostro concittadino alla batteria, Marcello Molinari. Se facessimo la lista dei musicisti e artisti presenti sul territorio potremmo già vantare una programmazione di lusso.


Associazione Madamadoré apre le attività corsuali e didattiche della Scuola musicale a ottobre ed è già iperattiva con performance come quella descritta della F esta d’autunno.
Ricordiamo le molteplici Domeniche in musica articolate nel periodo autunno-inverno a cui si aggiungono anche attività interne alla scuola dell’obbligo e - a far parte del calendario di Insieme per la cultura - la partecipazione dell’associazione a due appuntamenti (anch’essi domenicali e rivolti a bambini e genitori) presso le sedi delle consulte di Loghetto e di San Martino.


Le attività delle Consulte. Ogni consulta dispone da quest’anno di uno spazio adeguato (alcuni molto belli, altri funzionali per programmare attività varie) e la scelta del Comune di dotarle di uno spazio operativo, non solo funzionale alle periodiche riunioni a carattere ammi- nistrativo, permette il decentramento di attività molteplici che possono nascere dal basso e che potranno tener conto delle necessità locali che i cittadini vorranno evidenziare, proporre, programmare.
Sono incontri pomeridiani per genitori e bambini, un modo diverso per passare un pomeriggio assieme, fare giochi in comunità, una merenda e attivare due spazi certamente molto ospitali e gradevoli: la nuova sede di San Martino (inaugurata a maggio) è veramente una struttura piacevole che può ospitare attività culturali sia in estate - anche all’aperto, con il meraviglioso panorama sulla nostra collina - che in inverno. Se la risposta sarà adeguata si potranno anche sviluppare altre proposte di concerti, di Teatro da camera, d’arte ecc.
I due appuntamenti faranno parte delle Domeniche in centro: Zucche, streghe e gatti neri, parodiando un’improbabile Festa di Hallowen (28 ottobre, ore 16) e Il compleanno di Schroeder che riconduce al bimbo introverso amico di Charlie Brown, grande pianista e che forse ... (16 dicembre, ore 16).


Le attività dello SPI-CGIL iniziano venerdì 5 ottobre alle 14,30 con il primo appuntamento sul tema dell’Arte condotto dalla Professoressa Mariagrazia Battaglia. Sono i V enerdì di Mariagrazia che si sviluppano in 12 appuntamenti con visite guidate a luoghi artistici di Bologna, Minerbio e Parma. Ci dice la prof.ssa Battaglia:
“Noi adulti di fronte ad un’opera d’arte che ci piace, che tocca oscure corde del nostro sentire, vorremmo saperne di più. I corsi che tengo da molti anni rispondono a questa necessità ed al legittimo
bisogno di uno studio permanente che dia a tutti la possibilità di non smettere mai di studiare e di capire.
I miei Venerdì pomeriggio formeranno, attraverso un ordinato metodo, una vostra personale maniera di leggere l’arte anche e soprattutto sulla base di nuove conoscenze. Il rapporto che intercorre tra l’opera d’arte e l’individuo è fortemente influenzato dal modo di “sentire” che ogni essere sviluppa attraverso la propria esperienza e il suo vissuto umano.
Quest’anno tratteremo uno splendido periodo storico-artistico, il Rinascimento (’400 e ’500) e alcune sue conseguenze nei successivi secoli. Non studieremo l’Umanesimo e il Rinascimento solo come somma di nozioni artistiche, ma individueremo in ogni grande personalità le caratteristiche essenziali assorbite dalla civiltà del suo tempo, quali ad esempio: l’economia, la politica, la religione e la cultura in genere. Solo individuando i “motori” storico - scientifici - artistici si può comprendere l’evoluzione dell’intera esperienza umana poiché l’arte è una delle sue massime manifestazioni.
Ci sposteremo lungo un percorso di dieci incontri, tra i capolavori che Bologna racchiude, leggeremo opere e diapositive ma usciremo anche dalla nostra città per un paio di gite interessanti che completeranno la nostra ricerca.”

Teatro a Monte San Pietro. Questa è un’iniziativa di sicuro interesse per il nostro territorio, onerosa, coraggiosa, perché fare teatro richiede un’organizzazione complessa: occorrono spazi, occorre una compagnia che si muove con infrastrutture articolate (costumi, scenografie, trucco ecc.) e lo SPI-CGIL propone non una, ma sei compagnie amatoriali. Sosteniamo questa iniziativa perché solo il consenso del pubblico può decretare la continuità della proposta teatrale.
Nel mese di ottobre vedremo due spettacoli. Il 20 ottobre il Gruppo Panta Rei presenta uno spettacolo intitolato “Ettore” che si riferisce alla vita del fisico Ettore Majorana. Majorana faceva parte dell’equipe romana di fisici di via Panisperna guidati da Enrico Fermi ed era un cervello di eccezionale valore, fortemente critico, introverso, ma viveva la sua intelligenza in una filosofia controversa e difficilmente domabile. Majorana era un fisico di grande successo e i suoi risultati, le sue intuizione gli erano riconosciute, ma l’instabilità del carattere e forse anche forme depressive, oltre ad una visione pessimistica della vita, lo portarono quasi certamente al suicidio. Quasi certamente perché Majorana scomparve durante una traversata in traghetto tra Palermo e Napoli. Nulla si seppe e ciò fu oggetto di molte indagini, ipotesi, ricerche e ancor oggi ci si chiede cosa possa aver disturbato un uomo di così grande intelligenza da indurlo al suicidio. Questa la storia. Franco Lombardo ci darà la sua lettura di Ettore Majorana il 20 ottobre presso l’Auditorium di Calderino.
Diverso sicuramente come spirito, lo spettacolo del gruppo teatrale I Roncati che il 27 ottobre presenterà La strana storia di Giorgina e de"e sue cugine, una commedia meno impegnativa dell’argo- mento “Majorana”, ma la cui storia è accomunata dalla intrigante parola “strana” che fin dall’inizio ci incuriosisce e ci invita a Teatro perché vogliamo scoprire dove vuole portarci quella “strana” storia di Giorgina e ben guardando le espressioni delle cugine ...

abbiamo visto...tra giugno e settembre


06 giugno
Palasogni (Blue Train Musica Soul e Blues con Alessandra De Maria)
08 giugno
Arcobaleno clarinet’s
09 giugno
9.00 Festa d’estate a scuola
15,30 Palasogni (Musik Against Earthquake)
10 giugno
Corti, Chiese e Cortili (Hana Lim pianista)
16 giugno
Palasogni (Cori a Monte San Pietro con Alessandro Busi)
22 giugno
Vino arte e musica alla Bonzara
22.23.24 giugno
Insieme per la cultura: giornate di autofinanziamento
6 luglio
Calderino Rock Festival
luglio-agosto Mercatino delle erbe (giovedì)
Estate nelle parrocchie
7.8.9 settembre 
Festa di Santa Maria del Castello di San Lorenzo
23 settembre
Seconda festa d’autunno a Monte San Giovanni


Il 6 giugno al Palasogni ha cantato Alessandra De Maria con il Blue T rain Musica Soul e Blues che abbiamo già recensito in una Newsletter precedente.
Problemi di equilibrio nella fonica (il Palasogni si presta a difficoltà di questo tipo perché di fatto è una tenda con pareti scarsamente riflettenti. L’insieme è risultato di un gruppo che aveva controllo dei brani, preminente- mente rhythm and blues.
L’equilibrio delle sezioni ritmiche con i fiati non sempre è risultato efficace per i problemi di acustica che abbiamo rilevato, mentre il gruppo vocale è emerso rendendosi godibile al pubblico presente in sala che ha partecipato con calore e piacere alla serata.
Da sottolineare Alessandra De Maria, decisamente una voce potente, disinvolta e capace di controllare un repertorio non sempre facile da gestire.

Il 9 giugno parte alla mattina con la Festa d’estate a scuola. E’ la tradizionale giornata di chiusura dell’anno scolastico dove convogliano iniziative ludiche e di saggi con insegnanti, genitori, personale della scuola e gli studenti di Monte San Pietro. Abbiamo partecipato in clima vivace e festoso ... senza limiti e in un’atmosfera molto piacevole e talvolta coinvolgente. Pausa pranzo poi verso le 15.00 la Festa ha termine e inizia Earthquake al Palasogni. E’ un concerto di beneficenza per i terremotati ed è dedicato al Rock e al genere Metal, ma stranamente terminata la Festa di fine anno sco- lastico i nostri giovani sono scomparsi e pochissimi hanno partecipato. Pizzocchi ha aperto il programma con una sua performance classica, al solito molto godibile (è a nostro avviso un comico che meriterebbe assai più di quello che gli è concesso dai media), quindi iniziano i gruppi, ma solo verso sera si potrà raggiungere un pubblico nume- ricamente dignitoso: l’incasso per il Comune di Cavezzo sarà di 1500€ - non entusiasmante, ma ai giovani che hanno dedicato il loro tempo e impegno va sicuramente il nostro plauso e l’auspicio che non si fermino al concerto di beneficenza, ma che continuino la loro attività e ci aiutino a far crescere iniziative per i nostri adolescenti.


Il 10 giugno all’Abbazia della Badia, restaurata dal nostro Comune e già operativa con teche che raccolgono l’utensileria dell’attività contadina delle nostre zone, si è svolto il concerto della pianista Hana Lim inserito nella tradizionale rassegna estiva Corti, Chiese e Cortili, giunta alla XXVI edizione.

Insieme per la cultura il 16 giugno si presenta invece per la prima volta con l’organizzazione di uno spettacolo dedicato ai Cori, presso il Palasogni. E’ stato un impegno riguardevole perché nella serata si sono succeduti il coro L e note lunghe di Elisa, guidato da Annibale Modoni, l’Accademia Corale R eno diretta da Raoul Ostorero e accompagnato dalla figlia Elisabetta Ostorero, e alcuni solisti che ci preme evidenziare.
Hiroko Saito, soprano, Roberto Argazzi tenore, Marcello Masi oboe, Claudia D’Ippolito pianista che hanno presentato un ricco e articolato repertorio lirico. Ma l’ospite più atteso della serata era il basso- baritono Alessandro Busi che ha un apprezzabilissimo curriculum internazionale presso i principali teatri del mondo e ci ha coinvolti in alcune interpretazioni di livello tra cui il noto “N on più andrai farfa&one” (Mozart, Nozze di Figaro) e “Udite, udite o rustici” (Donizetti, Elisir d’amore).
I cori hanno ben condotto e riempito la serata con i generi più diversi: gospels, blues, spirituals e musical con le note lunghe di Elisa, e un corposo repertorio lirico dell’Accademia Corale Reno. Buona presenza di pubblico, attento e competente che ha allietato il palcoscenico con applausi parte- cipati.


Il Calderino Rock Festival è ormai un tradizionale appuntamento estivo destinato ai giovani. Riportiamo il comunicato conclusivo della manifestazione, rilasciato dagli organizzatori: “... presso lo “Spazio dei suoni” ... si è svolta venerdì 6 Luglio l’XI edizione del Calderino Rock Festival, tradizio- nale manifestazione musicale dei gruppi giovanili del territorio orga- nizzata dall’Ufficio Cultura del Comune di Monte San Pietro in collaborazione con i Servizi dell’Azienda USL Bologna ...
La manifestazione, ... dà la possibilità ai gruppi musicali giovanili che utilizzano il centro musicale Spazio dei Suoni di esibirsi gratuitamente davanti ad un pubblico, concludendo allo stesso tempo le attività annuali ne&a saletta e rappresentando un’ideale festa di fine anno. Quest’anno si sono esibiti i Grossa Grana, i S upernovos, i Deer S kull, i Crockanti.
Durante la serata è stato inoltre presentato al pubblico il progetto Youth against Human  Traffiking, finanziato dall’Unione Europea e dalla onlus GVC, con la proiezione di uno spot realizzato da tre ragazzi di Monte San Pietro che hanno partecipato in Ungheria ad un progetto di sensibilizzazione sul tema della tratta degli esseri umani ...”


Potremmo dire che la Festa d’autunno a Monte San Giovanni (domenica 23 settembre) ha chiuso le nostre escursioni estive. Quest’anno ha visto una presenza consistente dei gruppi musicali locali: Vorago, A MP e Alex e Mark live music tutti con repertori accattivanti che hanno attirato l’attenzione del pubblico ... di imprecisato interesse musicale, presente alla Festa.
Organizzazione ancora efficiente dello SPI-CGIL (chi li conosce sa che sono pensionati agguerriti e indomiti) e nel primo pomeriggio abbiamo assistito a un momento dedicato ai bambini abbastanza innovativo per questa tipologia di feste.
L’associazione Madamadoré, presente con Marina Falzone e un piccolo organico strumentale e due animatori-percussionisti di Agenda (Gianpaolo ed Erica Salbego) hanno esposto un ricco parco strumenti a percussioni che hanno fatto suonare ai bambini. Hanno costruito alcuni strumenti con i bambini e raccontato una storia a loro dedicata a sfondo etico che invita alla pace: Il cavallo e il soldato di Gek Tessaro. Alessandro Ancarani (fagotto), David Ancarani e Olmo Minarelli (clarinetti), Marina Falzone l’istrionica voce narrante e .. tra loro (al tamburo) il guerriero disturbatore e aggressore delle merendine destinate ai bambini: Gianpaolo, per pudore non diciamo il cognome, ma i bambini di Monte San Pietro dal 23 settembre lo tengono sotto controllo.

mercoledì 10 ottobre 2012

in arrivo la newsletter

in uscita la newsletter di Insieme per la cultura, con interviste, argomenti di attualità, momenti sul territorio, commenti e pensieri degli appuntamenti passati insieme...per la cultura!!!
ABBIAMO RICOMINCIATO GLI APPUNTAMENTI!!!

INSIEME PER LA CULTURA, AUTUNNO 2012!



domenica 16 settembre 2012

NUOVO CARTELLONE...INSIEME PER LA CULTURA AUTUNNO 2012

Il 28 settembre cominciano le attività culturali di questo autunno!

Nei prossimi giorni uscirà il nuovo cartellone di Insieme per la Cultura con le date e gli eventi dal 28 settembre fino alla fine di dicembre 2012.

Le attività crescono, le collaborazioni e la partecipazione che ci auspicavamo all'inizio di questo percorso prendono forma e insieme vanno a creare momenti culturali fondamentali per la vita quotidiana di un territorio come quello di Monte San Pietro.

Musica, Teatro, Incontri d'arte, Cinema, Tradizioni Popolari, Momenti creativi per bambini, Didattica della musica.

I GIOVANI CHIAMANO: M.O.N.S.T.E.R, i pensieri, la fase organizzativa, lo sviluppo e la fine del percorso.


Monster è acronimo di Movimento Neutrale Solidarietà Terremotati Emilia Romagna che il 9 giugno (15,30/24) al PalaSogni di Ponterivabella (Monte San Pietro) promuove una giornata di musica con gruppi rock, cori e gruppi giovanili per raccogliere fondi da destinare alle zone terremotate.
Riportiamo di seguito le voci di Erica Salbego e di Luca La Piana, due degli organizzatori che con il contributo dell’Amministrazione comunale di Monte San Pietro e di vari sostenitori hanno concretizzato l’iniziativa.


I PENSIERI, Anche Madre Natura
di Erica Salbego

Ci troviamo ad organizzare un evento culturale per un’emergenza dettata da Madre Natura, è la prima volta che mi capita, di solito le emergenze per cui ci mobilitiamo e facciamo benefit sono scelte, oppure soprusi, o momenti di riflessione che sfociano in protesta, ho pensato e agito insieme alla mamma di Federico Aldrovandi e Carlo Giuliani, ho lavorato attivamente per l’antifascismo e per ricordare a tutti che lo Stato italiano ha reputato, già da tempo, che il fascismo e la sua apologia sono reato, ho partecipato e organiz- zato eventi per persone che hanno vissuto percorsi politici o sociali, per i Migranti e per i loro diritti, per il movimento Queer, Omosessuale e per la tutela della Donna, contro le violenze domestiche e gli abusi di ogni tipo, per ricordare a tutti il significato della parola Libertà, ma ancora non mi era capitato di confrontarmi con Madre Natura e dover materializzare aiuti per ricostruire una società distrutta da Lei.
La sensazione di impotenza che incute è pari alla felicità che sa emanare. La Natura si esprime così, come deve, come noi esseri umani l’abbiamo condizionata, oppure semplicemente come è giusto che sia.
Non possiamo nemmeno prevederla perché i terremoti, come tante altre sue forme di espressione, non danno un preavviso, quel senso di instabilità e impotenza che creano arriva così, come se niente fosse e altrettanto se ne vanno, lasciandoci impotenti di fronte alle macerie. Intere famiglie, comunità di persone non hanno possibilità nemmeno di sapere quanto tempo c’è, quale spazio possono vivere e mai come ora, qui in Emilia-Romagna, tempo e spazio prendono forma, per come noi esseri umani li abbiamo codificati.
I media ora parlano di petrolio, di franking, di metodi per scavare chilometri nel sottosuolo, di trivellazioni... per produrre, speculare, guadagnare. Io da emiliana non ne sapevo nulla fino ad ora, sicuramente sono ignorante, ma non credo che tanti di noi ne sapessero qualcosa, l’informazione esce quando avvengono le tragedie.
Che dire? Ce la siamo cercata? Ci sono persone che pensano allo sviluppo e al progresso come errore cosmico, ci sono altre persone che lo vivono passivamente e non si rendono conto di cosa porterà, ci sono alcuni che analizzano, invece, le possibilità di ribellione della Natura alle nostre scelte umane e ci sono i pochi eletti che decidono come distruggerla, la Natura.
Ho sentito la paura di tutti, ma non di quest’ultimo gruppetto di eletti. La paura non si controlla perché fa parte di processi decisi da loro, a cui non voglio dare né un volto né un nome, ma sono sempre salvi e mai sotto le macerie, però, come tutti, vivranno Madre
Natura, magari pensando di poterla controllare e decidere quando e come interagire con lei. L’utopia dell’arroganza. All’Aquila poco tempo prima del terremoto di magnitudo 6.2 della scala Richter, la gente continuava a vivere una quotidianità “normale” nelle proprie case, i cittadini sono stati rassicurati dicendo che non ci sarebbe stato rischio, ma se il terremoto non si può prevedere non si può prevedere nemmeno il contrario. Comunque la commissione grandi rischi aveva talmente rassicurato i cittadini che erano tutti a casa tranquilli, non erano nemmeno organizzati spazi di eventuale ricovero, erano a casa, nelle stesse case che dovevano essere una certezza, per le quali hanno investito una vita di lavoro, in tanti casi precario, quelle che poco dopo sono crollate mal supportate da un’edilizia speculativa. Invece, subito dopo la scossa del 6 aprile 2009, nessuno poteva stare più in casa, nemmeno entrarci per capire, recuperare oggetti utili o cari, era diventata tutta zona rossa, un’intera città... Hanno cercato da subito di azzerare la volontà degli Aquilani e quindi immediata demolizione dello stato di diritto.
“Tra le possibili cause o concause dei crolli si ipotizzano in alcuni casi grossolani errori di progettazione strutturale e/o maldestri interventi postumi, in altri ‘errori’ in fase di realizzazione con l’impiego di materiali non conformi alle indicazioni di progetto: cemento armato contenente o sabbia marina e/o staffe di ferro posizionate a distanze non a norma di legge” (da Wiki- pedia).
Anche le scuole dell’Aquila, come le scuole italiane, prima della forte scossa, hanno educato ai valori della civiltà, tra essi la legalità, la giustizia e anche dopo, all’Aquila hanno continuato a crederci e a svolgere il loro compito perché la legalità è nostra e nostra è la giustizia: sono valori che non crollano con un terremoto e tanto meno con l’edilizia speculativa all’interno della quale quei valori venivano trasmessi e che per un grave momento sono stati traditi e seppelliti, ancor più che dalle macerie, dalle risa degli speculatori, dei loro amici istituzionali e delle connivenze.
Oggi abbiamo i capannoni industriali dell’Emilia con dentro i lavoratori, posti di lavoro apparentemente sicuri, costruiti da poco, ma totalmente fuori norma e fuori da ogni pensiero logico. Come puoi chiedere ad una persona di lavorare quotidianamente in luoghi che crollano come castelli di carte? Con quale dignità un lavoratore può pensare ancora di accrescere le tasche di un “padrone” che nemmeno controlla la sicurezza del luogo di lavoro, svendendo a basso prezzo innumerevoli ore della propria vita? Ogni mondo è paese?
Quale realtà hanno dovuto vivere e subire passivamente i cittadini Aquilani dopo il terremoto? Quelli dell’Irpinia, del Friuli e di tantissimi altri posti nel mondo?
Quali soluzioni ha trovato il nostro gruppetto di eletti? Come hanno aiutato a sviscerare la paura? Quel senso di nausea, giramenti di testa, instabilità che ho anch’io adesso nonostante l’epicentro del terremoto sia a 35 km da me?
Non ho risposte, forse però me le aspetto. Non possiamo contrastare Madre Natura e il suo caos, ma possiamo certamente ripartire, come dicono tutti i sopravvissuti a un terremoto, è la parola più menzionata ora, ripartire, senza riproporre errori del passato, senza conclamare la vittoria di chi decide per noi perché non c’è niente da vincere di fronte a tutto questo, senza dover provare odio e paura verso chi non ci vuole fare ripartire.
Il diritto di pensiero Madre Natura ce lo lascia e noi ce lo prendiamo nella sua totalità, è il nostro diritto più grande, pensare, insieme per ripartire e correggere, affinare il tiro per trovare quella dimensione spazio tempo che hanno codificato altri, renderla nostra e viverla.
L’evento del 9 giugno, come tanti altri che sono in programma servono, forse, a questo. Pensare insieme, agire e ricostruire.
Ripartire. La terra trema e si muove, noi proviamo per un attimo a fermarci e capire.


LA FASE ORGANIZZATIVA E LO SVILUPPO, Monster Against Earthquake ... Uniti possiamo!
di Luca La Piana

21 Maggio 2012 ore 21:43 nasce il gruppo MO.N.S.T.E.R. acronimo di Movimento Neutrale Solidarietà Terremotati Emilia Romagna. Nasce quasi per caso o forse è meglio dire che nasce per reazione, ho sentito la necessità di reagire ad una notizia letta su Facebook (dove il tutto si è creato), ovvero che il governo Monti avrebbe tagliato gli aiuti statali ai comuni terremotati e che i comuni stessi avrebbero dovuto arrangiarsi.
Trovando questa cosa l’ennesimo schiaffo in faccia ad una popolazione già gravemente provata, ho scritto un commento su una pagina Facebook (Monte San Pietro è una comunità viva) che recitava così:
“Visto che il governo ha voltato le spalle ai terremotati emiliano romagnoli, perché non organizziamo una raccolta fondi tramite un concerto in piazza Bonazzi o dove si può?
Gruppi locali ce ne sono in abbondanza... creiamo una Woodstock solidale!!! Magari possiamo riproporre il tutto nelle zone colpite dal sisma il giorno in cui consegniamo i fondi!” (Postato il 21 Maggio alle ore: 18.02)
I commenti non hanno tardato ad arrivare, anche se onestamente pensavo che sarebbe stato letto, commentato e lasciato nel dimenticatoio. Invece con mia grande sorpresa alcune persone hanno preso la cosa seriamente e si sono impegnate affinché ciò non restasse un’idea.
Visto l’afflusso di commenti propositivi, ho deciso di aprire il gruppo MO.N.S.T.E.R dove convogliare tutte le idee, le proposte e soprattutto le persone che in base alle loro capacità/possibilità si sono spese per creare una rete efficiente e collaborativa.
L’IDEA PRENDE FORMA Il gruppo cresce e con grande rammarico noto che molte persone che si sono iscritte in realtà non partecipano attivamente, sembra una sorta di vetrina sul quale mettersi in mostra quasi come a dire “visto ci sono anch’io!”, ma non mi sono curato di loro e mi sono concentrato su chi invece al progetto ci crede e spende tempo e fatica per poterlo portare avanti.
Avendo necessità di concretizzare alcuni punti, io, Carla Rimondi, Alessandra De Maria e Tamara Battistini ci siamo dati appuntamento, è stata una riunione informale molto amichevole dove si è parlato di permessi, sicurezza, gruppi che avrebbero suonato, sponsor e altro ancora... Un piccolo comitato organizzativo si è così creato, la cosa si sta facendo seria e adesso ci sono dei volti, delle donne, delle mamme e lavoratrici che vogliono che questo evento abbia luogo, alle quali devo rendere conto, ma siamo ancora distanti anni luce dal farcela e il tempo stringe, mancano meno di 3 settimane.
LA RETE CRESCE La rete di persone che si spendono nel portare avanti questa dolce follia cresce e si definisce. Da ogni parte politica c’è chi vuole partecipare senza mai nominare il suo partito, ma solo con l’intenzione di esserci per aiutare corregionali colpiti da questa piaga. Non nego che la soddisfazione di veder collaborare spalla a spalla esponenti del PD, SEL, FLI, M5S, ANARCHICI mi ha invaso e galvanizzato, mi fa pensare: “allora si può fare, si può ragionare come comunità senza barriere!” Questo è il passaggio fondamentale del tutto, una rete sociale unita senza dogmi che lavora per creare sul territorio qualcosa di grande.
I PROBLEMI E LE SOLUZIONI Di problemi, signori miei, ce ne sono stati a non finire, a partire dal fatto che abbiamo iniziato un progetto che per essere portato a termine avrebbe avuto bisogno di almeno 2 mesi, ma a noi restavano 2 settimane. Poi dovevamo trovare sponsor, persone disposte a lavorare gratis, persone disposte a fornirci materiali gratis e tutto questo per far sì che la cifra finale non venisse toccata, tutto dovrà essere destinato ai terremotati, o per lo meno la maggior parte della cifra. Dico la maggior parte della cifra perché ad esempio la SIAE vuole essere pagata (per il sottoscritto poco o molto è sempre troppo), abbiamo avuto una tipografia che prima ha proposto di stampare gratis con tanto di preventivo... e poi ha presentato il preventivo per il pagamento (abbiamo poi dato l’appalto ad un’altra tipografia che in urgenza si è comunque accontentata), abbiamo proposto a personaggi famosi bolognesi di partecipare all’evento, ma o non hanno risposto o hanno chiesto il gettone ... il gettone!?
Comunque Bologna e provincia ti danno sempre una certa soddisfazione e gente disposta a dare il proprio contributo senza richiedere nessun tipo di parcella o pubblicità ne abbiamo trovata eccome... tutti dei grandissimi Emiliano Romagnoli, un nome per citare un attore comico nostrano è Duilio Pizzocchi.
Ma credetemi che dietro a questo evento ci sono decine di persone che hanno lavorato sodo e che ancora lavorano per risolvere ogni problema si presenti.
Arrivati a martedì 29 maggio dovevo presentare la richiesta di patrocinio, ma una scossa terribile ha fatto evacuare tutti gli stabili comunali, ho pen- sato che probabilmente al terremoto (e forse non solo al terremoto) desse fastidio ciò che un pu- gno di cittadini stava creando ... ma comunque anche se in mezzo alla piazzetta del Comune di Monte San Pietro, quel foglio andava consegnato a tutti i costi, in fondo la causa era più che lecita. Ebbene il foglio è arrivato nelle giuste mani grazie all’aiuto di alcuni dipendenti comunali, anche se in una situazione a dir poco irreale per questo piccolo comune di provincia.
Ma questi sono aneddoti dei quali vi potrei riempire almeno 5 pagine ... la morale è che per ogni problematica che si presentasse al gruppo, il gruppo la risolveva, senza se e senza ma! (e parlo di un gruppo veramente esiguo di persone... anche se sulla pagina di facebook se ne contano molte).
LA “DIREZIONE” ARTISTICA Questa è stata la nota dolente che mi ha molto deluso... se da una parte i cittadini volevano l’evento, dall’altra i gruppi emergenti di Calderino non sono stati altrettanto partecipativi. La direzione che aveva preso il progetto era quella di far suonare solo gruppi locali emergenti, o anche già avviati, in modo da dare risalto anche al lato artistico del paese. Ho fatto attaccare un cartello nella sala prove comunale dove si chiedeva ai gruppi la partecipazione ad un evento benefico, nel cartello erano indicati il mio nome, il mio numero di telefono e la mia e-mail ... personalmente devo ancora ricevere una chiamata o una mail ... Quindi mi sono mosso in un’altra direzione, ho chiamato amici, gruppi di conoscenti o gruppi presentati da conoscenti e ho iniziato a creare il palinsesto musicale della giornata. Da notare che alcuni gruppi locali già avviati avevano dato disponibilità, ma per problemi tecnici non hanno potuto partecipare all’evento ... e questo mi è dispiaciuto molto! Comunque tra sì, no e forse si è delineata la giornata musicale con un mix di generi per la maggior parte derivati dal rock, ma anche hip hop, un coro, un gruppo di musica cantautoriale italiano e un gruppo di cover locale. Ci sono stati gruppi locali presentati troppo tardi e purtroppo il palinsesto era già pieno ... ragazzi sarà per la prossima, grazie per l’intenzione!
CONCLUSIONI L’evento ormai è completamente delineato in ogni sua forma, artistica, tecnica, organizzativa ... non resta che attendere il 9 giugno e fare di questa giornata un momento da ricordare negli anni per Monte San Pietro e soprattutto fare in modo che si raccolgano più fondi possibili da destinare al comune di Cavezzo (MO), devastato dal sisma per tre quarti del suo territorio. Nessuna retorica e nessun tipo di demagogia, questa giornata andava fatta e basta! Vi aspettiamo numerosi, perché crediamo che sia un DOVERE partecipare, faremo del nostro meglio perché risulti un PIACERE. Ringrazio ogni singola realtà, associazione, istituzione e persona che abbia partecipato a quest’avventura. Probabilmente ho dimenticato di raccontarvi qualcosa o di menzionare qualcuno, ma in questo momento sono ancora nel pieno dell’organiz- zazione e i miei pensieri si accavallano l’un l’altro, non preoccupatevi, sabato vi ringrazierò tutti!


LA FINE DEL PERCORSO ha visto una giornata importante realizzarsi, gruppi musicali, attori, performers, istituzioni e cittadini di Monte San Pietro, ma non solo, si sono ritrovati al Palasogni di Ponterivabella creando momenti importanti sia dal punto di vista empatico che da quello pratico.
La giornata ha visto entrare ben 1500 € che sono andati al Comune di Cavezzo, in provincia di Modena, uno dei paesi più colpiti dal sisma.
Siamo rimasti in contatto con la Polisposrtiva di Pallavolo Cavezzo, alla quale abbiamo donato i soldi, che ci aggiorna su come vengono spesi e su quanto potessero servire ai bambini delle scuole di Cavezzo che li stanno tutt'ora utilizzando per le piccole spese dei campi estivi allestiti in tendopoli.



ARGOMENTI: LICENZIATA

tratto dalla newsletter "Insieme per la cultura" del mese di giugno 2012


Un bellissimo incontro che ha visto interventi di Ivana Sandoni (coordinamento donne SPI-CGIL de%a Provincia di Bologna) e di Anna Chiari (Segretario SPI- CGIL de%a lega di Monte San Pietro) mirati alle problematiche del lavoro e dell'occupazione giovanile e ricchi di stimoli che di seguito cercheremo di sviluppare.
Chiara e significativa la presentazione di Anna Maria Pedretti (Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari) del progetto che ha dato vita al libro Omsa, che donne! in assonanza con lo slogan pubblicitario, coinvolgente la lettura diretta dei contributi di alcune lavoratrici e la visione del video-documentario che ha dato il titolo alla serata: Licenziata.
Evidenziamo il lavoro delle organizzazioni che operano sul territorio di Monte San Pietro, perché stanno svolgendo un importante ruolo di divulgazione e di attenzione sui principali problemi del nostro Paese, attivando nel contempo modalità coinvolgenti sul piano emotivo e con proposte gradevoli a livello spettacolare.
Sono: l’Uomo che verrà di cui abbiamo parlato nel nr 3 sul tema della mafia, La Conserva, La rana dalla bocca larga, Coordinamento donne SPI-CGIL di Monte San Pietro, che col patrocinio del nostro Comune tengono vivo il dibattito e sollecitano quesiti importanti e riflessioni sulle prospettive.
Julian Dibbell su “Le Scienze” del mese di maggio: “quando il mercato non riesce a fornire un certo servizio sociale, il primo posto dove si guarda per una soluzione è lo Stato”, ma se lo Stato è governato da chi si rivolge al mercato per risolvere quel problema, il cerchio è chiuso. Torniamo al Mash di Altman “chi è moribondo può chiedere di essere ricoverato, ma chi chiede di essere ricoverato non è moribondo”. A chi si rivolgono le lavoratrici dell’OMSA di Faenza e i disoccupati italiani, quando le imprese non funzionano? Allo Stato italiano richiamando gli ammortizzatori dello Stato Sociale vigente. Ma la Stato italiano elimina o riduce lo Stato Sociale perché durante la crisi è uno spreco ed è meglio investire sulle imprese ... che licenziano. In buona sostanza chi è licenziato è moribondo e può chiedere un ammortizzatore, ma se chiede un ammortizzatore vuol dire che non è moribondo, quindi non è licenziato ... per lo Stato.
Tutto ciò, sia la drammaticità del fatto che l’ironia, è contenuto nell’emozionante serata di Licenziata. Il contatto con chi ha vissuto la vicenda dell’OMSA e ha voluto comunicare creativamente e ironicamente il grave problema della sopravvivenza non solo sociale, ma anche vitale e umana, ci ha coinvolti.
Tra breve 170 lavoratrici (ex OMSA) saranno assunte da una nuova ditta che costruisce divani. La loro professionalità sarà riconvertita, mentre altre 70 dovranno attendere un nuovo impiego e sperare in un nuovo padrone, oppure più concreta- mente continuare il loro percorso con la solidarietà delle colleghe che avevano aderito, fin dall’inizio della vertenza, a quel patto: “tutte le lavoratrici dell’OMS A occupate.”
Oggi infatti non siamo alla fine dell’800 dove il padrone decideva dei destini delle famiglie; oggi viviamo in uno stato di diritto che permette di trovare altre soluzioni sociali, solidali, politiche e anche economiche. La nostra non è una società in crisi, anzi continua ad essere ricchissima, solo che la ricchezza è concentrata su pochi destinatari.
CRISI. Siamo in crisi – dice lo slogan dei pochi destinatari – non bisogna evadere le tasse, non bisogna sprecare, lo Stato Sociale è uno spreco, le pensioni sono uno spreco (che personalmente ho anticipato con 450.000 € in 38 anni di contributi), sono uno spreco la scuola e la cultura “che non è mortadella e quindi non si mangia” ci fa capire un nostro governante. Paghiamo le tasse, evitiamo gli ... sprechi, paghiamo i danni del nostro terremoto (2 cent al litro sulla benzina, ricordiamoci che i cent sono 3 perché stiamo ancora pagando quello di Messina, inizio del 1900) perché i ... risparmi debbono essere dati a chi risolve la crisi: banche, imprenditori, imprese, finanzieri, varie mafie (nell’accezione italiana), corruzione, ma ai cittadini no perché sono gli unici a non essere in crisi e dare ai cittadini sarebbe - allora - uno spreco. Purtroppo Keynes non la pensava così ed era un economista liberal e Marx neppure ed era un economista comunista. Ma anche l’amministrazione Obama ha dei dubbi: “... la crisi economica poteva essere evitata” ci fa sapere.
Michael Sheehan? Kenneth Dart? Paul Singer? John Paulson? Fanno parte dei dubbi di Obama. Perché a Monte San Pietro dobbiamo conoscere i problemi delle licenziate dell’OMSA e non chi si è arricchito con la crisi ed ha contribuito a licenziarle? Non è stato il loro padrone a licenziarle, ma chi gestisce il sistema della globalizzazione capitalista, chi gestisce la speculazione finanziaria e chi sostiene che la proprietà privata liberal è uguale ad accumulazione senza limiti.
Ormai, dei lumi illuministi e dei valori liberal di un’antica borghesia che ancora fanno parte delle carte costituzionali degli Stati di diritto ad orientamento democratico, nella pratica è rimasto ben poco. Dobbiamo invece essere convinti che uno Stato democratico non può essere governato da altri che non siano DEMOS, cioè Popolo. Non offendiamo quindi le nostre intelligenze, non offendiamo le licenziate d’Italia, non offendiamo i nostri colleghi lavoratori serbi e polacchi, proviamo invece a digitare in rete i nomi dei 4 finanzieri che ho citato, sarà per tutti simpatico sapere che non siamo in crisi, ma che far fallire gli stati sovrani è una nuova tecnica finanziaria.
Le Licenziate hanno prodotto un testo, un film, uno spettacolo di strada, girano l’Italia e ci hanno insegnato che bisogna far qualcosa. Qualcosa di diverso, non perché la nostra storia recente sia negativa: i nostri padri, dal dopoguerra hanno fatto crescere un Paese che pur ricco di contraddizioni è diventato importante a livello industriale, ci permette di discutere dei nostri diritti e di concetti nuovi, perché la nostra carta costituzionale lo permette a tutti i cittadini, ma è un Paese che dice anche che i tempi sono cambiati e che per delineare i nuovi diritti bisogna sapere che cosa è cambiato.
Non è retorica; mi piacerebbe discutere sul cambiamento, sui diritti e non chattando in rete, né arringato nelle piazze, ma approfondendo idee e la rete è un buon mezzo per comunicare. La protesta che nasce dal basso come quella delle lavoratrici dell’OMSA che produce informazione è un validissimo potenziale, ma non deve mai tradursi nella lamentela di un’elemosina richiesta ad un padrone, perché la schiavitù non è ancora stata superata e il salario non è un buon metodo per eliminarla.
Il lavoratore ha in proprietà la sua forza lavoro e può venderla, barattarla, aggregarla in altro modo, anche come imprenditore di se stesso, e in altre forme di lavoro: artigianale, commerciale, cooperativistico ecc. Sappiamo tutti che tra breve l’automazione sostituirà il 60% del lavoro umano e che il nostro problema sarà quello di cambiare l’articolo 1 della Costituzione italiana per esser certi che chi gestirà l’automazione italiana e la globalizzazione non abbia il potere di licenziare e di accumulare ricchezze senza limiti e invece siano individuate diversi- ficate forme di distribuzione della ricchezza, in modo funzionale ai bisogni e al rendimento sociale di ogni individuo, alla difesa dell’ambiente e della qualità della vita.
E questa chiamiamola pure retorica.
DOMANDE.
Se ogni individuo ha diritto di scegliere e difendere la qualità della propria vita, allora il rispetto degli altri corrisponde anche al rispetto per noi stessi. Come regoliamo la Solidarietà nazionale e internazionale del diritto alla vita e diritto al lavoro?
Un bene viene prodotto e immesso nel libero mercato globalizzato da due entità concorrenti che sono paritetiche rispetto al prodotto, il capitale investito e la forza lavoro: in eguale misura e corrispondono al padrone che possiede il capitale e al lavoratore che possiede la forza lavoro. Il padrone può licenziare il lavoratore, ma non il contrario, contraddicendo così la legge paritaria della produzione del bene. Il mezzo di produzione cooperativo, che può far parte di qualsiasi sistema produttivo richiede un unico individuo: il lavoratore che è anche socio e proprietario del plusvalore, ma possiamo avere anche lavoratori che sono imprenditori del loro lavoro.
Perché non si danno vita ad aggregazioni, patti sindacali, sociali, leggi e diritti al lavoro che promuovano sistematicamente organizzazioni produttive di tipo cooperativo, aggregativo, individuali per le forze non occupate aiutandole ad accedere al credito, e/o con capitali propri?
La globalizzazione capitalistica ha prodotto lavoro e ricchezza in giro per il mondo e risolto con gravi contraddizioni problemi vitali, parzialmente rispondendo al problema della fame nel mondo, non ancora della qualità della vita. La globalizzazione è un buon modo di produrre in una logica di libero mercato, ma il problema nel futuro sarà: chi la gestisce? L’attuale sistema di contrapporre i lavoratori sulla base del costo del lavoro è una logica del profitto, non della qualità della vita. Occorre allora un contratto internazionale del lavoro. A che punto siamo? Quanta convinzione si ha che se un lavoratore è contrapposto ad un altro non si ottiene un risultato proficuo e che “lavoratori di tutto il mondo unitevi” è finalmente diventato uno slogan applicabile”?
L’automazione si sostituisce tra breve al 60% del lavoro umano, permettendo a miliardi di esseri umani di a,ancarsi dai lavori più debilitanti e potersi quindi dedicare ad altro. Sarà più libero di cercare nuovi interessi, nuovi lavori. Ma chi sarà il “padrone” delle macchine automatiche: lo Stato? Il capitalista? Entrambi? I lavoratori aggregati? Il terzo settore di beni economici? Un’idea di common o di beni comuni?
I padri dell’illuminismo, poi delle borghesie liberali, pensarono ad un processo graduale il cui obiettivo sociale etico fosse la libertà dell’individuo e una migliore qualità della vita.
La proprietà privata era da loro difesa come veicolo verso quegli obiettivi, ma il capitalismo li ha reinterpretati verso il profitto e l’accumulazione senza limiti e l’obiettivo si è trasformato da libertà in egoismo.
Non è forse già il momento di porre dei limiti alla proprietà privata capitalista, in funzione del cambiamento e riportare il sistema della proprietà privata sugli antichi valori liberal?
E questa non è retorica.
gianpaolo salbego

i giovani chiamano: mafie

 articolo tratto della newsletter "Insieme per la cultura"del mese di maggio 2012


Giovedì 19 aprile 2012. Una sera che non invitava ad uscire di casa. Troppo fresca per la primavera e piovosa. Invece “Parole per la legalità e non solo ...” e l’ancor più intrigante presenza di studenti del Salvemini che leggono racconti tratti da “La parola liberata dalle mafie” ci ha trascinato all’appuntamento: giovani del nord che parlano di mafia? Ebbene la lezione è iniziata così.
L’Assessore alla cultura descrive l’iniziativa e l’importanza di conoscere la mafia perché si è radicata assai bene anche nel nord e Don Giuseppe (Parrocchia di Monte San Giovanni) richiama l’attenzione sul fatto che così si fa partecipazione, quando forze sociali con funzioni differenti quali il Comune, la Scuola, la Parroc- chia, le associazioni di cittadini assieme promuovono iniziative, qualunque siano: assieme si eleva la qualità della vita di una comunità. Non esiste altro mezzo. 1^ lezione.
La parola passa a Loreta Paris l’insegnante di riferimento del Salvemini che assieme ad Alessandro Gallo hanno condotto l’esperienza. Gallo - giovane anche lui - è stato l’animatore del gruppo di lavoro che si è formato al Salvemini, ma ci spiega che da un semplice incontro di classe si è passati ad un incontro per tutti gli studenti dell’Istituto, per approdare a un vero e proprio gruppo di lavoro che ha svolto fuori orario scolastico 90 ore di ricerca e la realizzazione di un testo scritto dai ragazzi. Già! Scritto e pubblicato perché i cin- que giovani del 19 aprile non erano aspiranti attori, ma erano gli stessi che avevano condotto la ricerca e La parola liberata dalle mafie” era la lettura di passi del loro testo. 2^ lezione.
La 3^ lezione è esemplare, perché ci spiega come si possa produrre rimanendo fuori dal libero mercato e dalla globalizzazione e soprattutto come si possa continuare a produrre e sopravvivere col proprio lavoro se le idee sono ben indirizzate. Parlo con sicurezza dell’argomento, perché sono editore e pratico da sempre la micro editoria - non potrei fare altrimenti visto gli argomenti teorici che tratto - ma questa volta sono loro, i giovani del Salvemini che inventano cose sul sociale, non solo di mafia, e producono un primo testo. Un piccolo, breve testo, coinvolgente, anche accattivante che si vende ad un prezzo popolare e ci raccontano: “la metà del guadagno viene reinvestita nel prossimo testo; l’altra metà in attività a sostegno del sociale.”
Siamo molto lontani dalla globalizzazione e dalle speculazioni, pur tuttavia in filosofia diremmo che anche questa è una speculazione, estesa come termine non a bieco interesse, come populisticamente lo si usa, ma a tutto ciò che porta a un fine indotto da diversa origine e i nostri giovani a-globalizzati hanno già prodotto 15 libri. Non male per chi tra poco farà parte del 30% di disoccupati. Credo però che questa 3^ lezione sarà una guida anche per loro: al di fuori del lavoro dipen- dente esiste il lavoro indipendente che ogni essere umano possiede per sua natura ed è quello che rileva il diritto del 1° articolo della costituzione, non a quello dipendente da altri, come certa imprenditoria vorrebbe farci credere. Il movimento cooperativo ci ha dato diversi esempi aggregativi del lavoro, gli allievi del Salvemini
hanno ideato qualcosa d’altro e sarà buon tesoro per il loro futuro.
La 4^ lezione è venuta dalle loro letture.
Ripercorriamole. Forse non collocheremo bene i loro nomi, ma nel corso della serata non è stato possibile identificarli tutti, però la cosa che ci ha immediatamente coinvolti è la professionalità con cui si sono rapportati ad una platea: ognuno di loro ha presentato l’idea, poi letto il breve racconto scaturito dalla ricerca e pubblicato. Francesco Aselli non ha letto, ma ci ha coinvolti nella sua spiegazione ed era determinato e coinvolgente, proprio come chi crede in quello che sta dicendo. Non sfigurerebbe in programmi come Ballarò o come Anno Zero.
Valentina Passuti ci parla di Jarry proveniente dalla terra africana e accolto secondo i crismi italiani, prima dalla nostra legislazione, poi coinvolti dalle nostre mafie per arrivare infine ad una cooperativa di Libera Terra dove le terre di mafia sono riconsegnate ai cittadini che le debbono governare e difendere.
Abbiamo ascoltato la lirica di Daniela Pistininzi che ha scritto e letto la sua storia. Storia vera di una bambina di 10 anni cui un coetaneo aveva lanciato un appellativo coinvolgente: “Palermitana di merda.” Non si offende diremmo noi adulti, ma Daniela è giovane e il suo occhio, il suo orecchio vedono cose che noi adulti ormai tralasciamo perché ci hanno educato in questi ultimi vent’anni a non vedere e a filtrare le verità attorno a noi. Daniela no! Sente e ascolta ancora cose flebili che passano spesso nascoste e scrive il suo testo, il suo resoconto su una domanda semplice, ma fondamentale: “come mai un bambino di 10 anni dice a una sua coetanea un simile appellativo.
Non certo per creatività intrinseca ...” si chiede Daniela “deve averlo sentito dire da qualche adulto.”
Infine Beatrice Donati che ci legge la storia di Mattia, figlio di un mafioso, ma che non vuole essere mafioso ed è invece portatore di un destino predestinato. Difficile per Mattia, Beatrice lo accompagna con l’energia necessaria a capire il suo e il nostro dramma.
La serata è stata intensa, perché dopo le letture dei giovani Tiziana di Masi (attrice) ci racconta storie di cibi. Ogni vivanda conduceva a una storia dell’ambiente, del contesto culturale di chi lo aveva prodotto: tutte terre libere di Libera terra; si assaporavano quei prodotti e “si possono acquistare presso le coop” ci dice Tiziana e parodiando i giovani del Salvemini ci dice: “sosteniamoli.”
Lezioni, non retoriche e neanche permeate di ideologismi, ma di realtà e quotidianità. Pensare ad adeguati finanziamenti pubblici per iniziative di questo tipo che oltre ad avere una valenza educativa, svolgono anche un’azione sociale, non è retorica, né mera ideologia.
A quella lezione abbiamo parte- cipato in molti: c’era la scuola, c’erano i cittadini, c’erano i giovani, c’era la nostra Parrocchia, il Sindaco, l’Assessore alla cultura e diversi operatori della pubblica amministrazione, anche loro hanno contribuito alla lezione: assieme si sconfiggono le mafie.

gianpaolo salbego